Casco, luci, visibilità, abbigliamento, borse e antifurto: tutto quello che serve per pedalare in città in sicurezza e comodità, tutto l’anno.
Pedalando in città un rischio molto comune, più che la caduta ad alta velocità, è l’urto a bassa velocità, la portiera dell’auto aperta all’improvviso, la ruota che si infila in un binario del tram o scivola sul sanpietrino bagnato. In questi casi è la testa a rischiare di colpire il suolo o uno spigolo, e il casco serve proprio a dissipare l’energia dell’impatto. Pur se non obbligatorio è fortemente consigliato indossarlo, soprattutto se si vuole usare la bici tutti i giorni nel traffico.
Soluzioni di nicchia: esistono anche caschi pieghevoli o comprimibili, pensati per chi combina bici pieghevole e treno o metro, e gli airbag da collo, alternativa al casco rigido. Sono però prodotti che si vedono più su riviste e crowdfunding che per strada: diffusione, prezzi e, per gli airbag, l’incertezza seguita al fallimento del marchio pioniere Hövding nel 2023 non li rendono ancora una scelta comune.
protegge di più nuca e tempie, i modelli più pregiati hanno luce e visiera integrate, si abbina all’abbigliamento di tutti i giorni.
è più pesante, meno ventilato d’estate e occupa più spazio quando lo porti a mano.
Nel mio tragitto quotidiano (auto fino a Roma, poi l’ultimo miglio in e-bike fino all’ufficio) uso un HJC Calido, taglia L 58–63 cm. (Per trasparenza: non l’ho comprato io. Me l’ha mandato l’agenzia di comunicazione che segue anche il marchio di e-bike Tenways, durante il test di una loro bici). Dopo mesi di uso quotidiano, però, è diventato il mio casco di tutti i giorni, per tre motivi:
Anche la ventilazione fa la sua parte: arrivo in ufficio senza la fronte fradicia, e per chi pedala in giacca, non con abbigliamento tecnico, è un dettaglio che conta.
Gli errori che vedo più spesso:
Le luci da bici hanno due obiettivi diversi, e conviene tenerli distinti. Il primo è farsi vedere: da chi esce da un incrocio, da chi apre la portiera, da chi ti segue in auto con il sole basso negli occhi. Il secondo è vedere: buche, tombini, sanpietrini sconnessi, il bordo di una ciclabile non illuminata. In città conta soprattutto il primo, ma basta un tratto di strada buia o un sottopasso per capire quanto serva anche il secondo.
Le dotazioni obbligatorie per circolare su strada (art. 68 del Codice della Strada).
In Italia il Codice della Strada non prescrive la forma del fascio, ma in Germania la norma StVZO impone alle luci anteriori un taglio netto in alto, come gli anabbaglianti delle auto: la luce illumina la strada e non arriva agli occhi di chi viene di fronte, che sia un automobilista, un pedone o un altro ciclista su una ciclabile bidirezionale. Non è un obbligo da noi, ma è una scelta di buon senso: più che i lumen conta dove va la luce, e chi viene abbagliato fatica anche a capire dove sei tu.
molto più potenti, con più modalità (luce fissa o lampeggiante), facili da aggiornare e da spostare da una bici all’altra.
vanno ricaricate e ricordate, possono essere rubate se lasciate montate e non sempre sono omologate.
Per un periodo ho usato solo le luci integrate della bici. Dopo un po’ mi sono reso conto che, su molte e-bike nella fascia di prezzo medio-bassa (tra i 1.000 e i 1.500 euro), sono poco potenti e poco luminose: il minimo per farsi vedere, niente di più. Così ho aggiunto due luci di fascia medio-alta:
Le tengo sempre accese, anche di giorno: di giorno in modalità lampeggiante, che si nota ancora di più. In città il problema non è vedere, ma essere visti in mezzo al rumore visivo di auto, insegne e semafori.
La Lezyne è già piuttosto luminosa, quindi per buon senso la uso a un’intensità intermedia e la punto leggermente verso il basso, per non abbagliare chi arriva di fronte. Solo nelle rare occasioni in cui mi serve davvero vedere bene la strada la metto al massimo e la punto un po’ più in alto. Ma non nel traffico e non in città, dove è difficile che ci sia un buio tale da richiedere un fascio così intenso.
In passato ho usato anche un prodotto curioso: i pedali Redshift Arclight, con doppio LED davanti e dietro, fissi o lampeggianti. Grazie a un sensore di posizione, il LED rivolto in avanti diventa automaticamente bianco e quello rivolto indietro rosso. Sono piuttosto costosi, ma interessanti: non sono solo luci in più, sono luci in movimento continuo durante la pedalata, e il movimento si nota molto di più di un punto fisso.
L’errore più comune che vedo? Il più banale: bici senza luci, o con i soli catadiottri. È anche il più facile da correggere, con una spesa tutto sommato contenuta rispetto alla sicurezza che ne deriva.
Personalmente mi affido alle luci e ai catadiottri della bici, che del resto sono obbligatori. Aggiungere elementi riflettenti su abbigliamento e borse, però, è un’ottima idea, soprattutto nei mesi in cui si pedala al buio sia all’andata sia al ritorno.
Sul campanello sono onesto: è obbligatorio, quindi va montato, ma non va sopravvalutato. Lo sentono i pedoni in una strada tranquilla. Le auto e le moto, nel traffico, praticamente no.
Lo specchietto non lo uso, ma lo consiglio, soprattutto a chi è alle prime armi nel traffico e fatica a girarsi mantenendo la traiettoria.
Due dotazioni che invece considero davvero utili: una luce posteriore sul casco, perché sta più in alto e si vede sopra le auto, e un radar posteriore, soprattutto per chi fa tratti su viali veloci o strade extraurbane.
Per andare al lavoro in bici non serve vestirsi da ciclista. Con un’e-bike, e su tragitti urbani di 15–30 minuti, nella maggior parte dei casi bastano i vestiti di tutti i giorni più pochi capi tecnici scelti bene. La chiave è il sistema a strati:
Regola pratica: alla partenza devi avere un po’ freddo. Dopo cinque minuti di pedalata il corpo si scalda, e chi parte “giusto” arriva sudato.
In basso, la pelle.
Sono fortunato: in ufficio non ho un dress code, quindi pedalo con i vestiti con cui lavoro. Maglietta d’estate, camicia/maglione/felpa d’inverno. Dove lavoro l’unica regola è il buon senso: niente di trasandato e niente pantaloncini. Per me la vera domanda non è “cosa mi metto per pedalare”, ma “cosa aggiungo sopra”.
Chi pedala per andare al lavoro porta sempre qualcosa con sé: telefono, chiavi e portafoglio, spesso un PC, il pranzo, una giacca da togliere quando la mattina fresca diventa un pomeriggio caldo. La regola d’oro è semplice: il peso va portato dalla bici, non dalla schiena. Più il carico è basso e vicino al telaio, più la bici resta stabile e meno si suda.
Da tempo uso solo un marsupio per l’essenziale. Raramente, quando devo portare documenti o qualcosa di più ingombrante, uso una messenger bag. Lo zaino lo evito: schiena sudata e baricentro alto non sono un buon affare per chi pedala ogni giorno.
Ho appena preso una borsa sottosella di quelle usate nel bikepacking, che si aggancia a sella e reggisella. Mi serve per la stagione in cui la mattina fa fresco e il pomeriggio fa caldo: ci metto la felpa o la giacca senza dovermi portare addosso una borsa a tracolla. Ero indeciso tra questa e un portapacchi. Ho scelto la borsa perché lo spazio è simile a quello di una borsa da portapacchi posteriore, ma in più è impermeabile se piove e non devo montare nulla di fisso sulla bici.
Una premessa onesta: nessun antifurto è inattaccabile. Con gli attrezzi giusti e abbastanza tempo, un ladro determinato apre qualsiasi lucchetto. Lo scopo dell’antifurto è rendere il furto lento, rumoroso e faticoso, così che il ladro scelga un’altra bici. Con le e-bike, che valgono molto e si rivendono facilmente, la posta in gioco è più alta.
Io sono fortunato: la bici la porto in ufficio, quindi l’antifurto non mi serve. Ma se dovessi lasciarla in strada userei senza dubbio un doppio antifurto. Sia perché è un deterrente maggiore, sia per legare con uno telaio e ruota posteriore a un palo, e con l’altro la ruota anteriore al telaio.
Bisogna essere realisti: tutti gli antifurti si possono aprire. Ma più sono difficili e lunghi da forzare, più è probabile che il ladro passi a un’altra bici. Se la bici vale poco si può spendere un po’ meno, ma per la maggior parte delle e-bike la spesa per l’antifurto va messa in conto nella fascia medio-alta.
Da non sottovalutare gli antifurti GPS, come quelli di Trackting. La mia ENGWE N1 Air, come altri modelli ENGWE, ha già un modulo IoT con GPS integrato e allarme sonoro. Attenzione però: il GPS da solo non basta. Ti aiuta (probabilmente) a ritrovare la bici, non a impedire che la rubino, quindi serve comunque un antifurto meccanico.