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Scegli la tua attrezzatura

Casco, luci, visibilità, abbigliamento, borse e antifurto: tutto quello che serve per pedalare in città in sicurezza e comodità, tutto l’anno.

Il casco

A cosa serve

Pedalando in città un rischio molto comune, più che la caduta ad alta velocità, è l’urto a bassa velocità, la portiera dell’auto aperta all’improvviso, la ruota che si infila in un binario del tram o scivola sul sanpietrino bagnato. In questi casi è la testa a rischiare di colpire il suolo o uno spigolo, e il casco serve proprio a dissipare l’energia dell’impatto. Pur se non obbligatorio è fortemente consigliato indossarlo, soprattutto se si vuole usare la bici tutti i giorni nel traffico.

Cosa dice la legge

  • Bici tradizionali o a pedalata assistita (fino a 250 W e 25 km/h): in Italia il casco non è obbligatorio a nessuna età.
  • Monopattini elettrici: il casco è obbligatorio per tutti dal 14 dicembre 2024, con la Legge 177/2024.
  • Speed Pedelec (fino a 45 km/h): sono omologate come ciclomotori (categoria L1e-B). Servono targa, assicurazione RC, patente AM e un casco omologato NTA 8776. Non possono usare le piste ciclabili.
  • Cosa potrebbe cambiare: la proposta di legge n. 2489 (on. Pella, giugno 2025) prevede il casco obbligatorio per i minori di 18 anni e per chi usa pedali con aggancio. Per ora non è legge.

Tipologie

Tre tipologie di casco: urbano, sportivo e per speed pedelec NTA 8776
  1. 1
    Urbano: calotta avvolgente, poche prese d’aria, stile “skate” o elegante. A volte ha la luce posteriore integrata e la visiera. È il più adatto al pendolare.
  2. 2
    Da strada/sportivo: leggero e molto ventilato, ideale d’estate e sui tragitti lunghi. Alcuni modelli sono leggermente meno protettivi sulla nuca, ha un’estetica più tecnica e sportiva.
  3. 3
    Per Speed Pedelec: la certificazione NTA 8776 olandese è nata per le e-bike veloci, ed è quella richiesta in Italia per le Speed Pedelec. Rispetto a un casco da bici standard dissipa più energia d’impatto e offre circa il 10% di copertura in più su nuca e tempie.

Soluzioni di nicchia: esistono anche caschi pieghevoli o comprimibili, pensati per chi combina bici pieghevole e treno o metro, e gli airbag da collo, alternativa al casco rigido. Sono però prodotti che si vedono più su riviste e crowdfunding che per strada: diffusione, prezzi e, per gli airbag, l’incertezza seguita al fallimento del marchio pioniere Hövding nel 2023 non li rendono ancora una scelta comune.

Cosa guardare quando lo compri

  • Certificazione EN 1078: è il requisito minimo per la vendita nell’UE come casco da bici. Se manca, lascia perdere.
  • Protezione dagli impatti rotazionali: sistemi come MIPS e simili riducono le sollecitazioni rotazionali sul cervello negli urti obliqui, che sono fra i più frequenti nelle cadute. Un riferimento indipendente sono le valutazioni del Virginia Tech Helmet Lab.
  • Taglia e regolazione: misura la circonferenza della testa un dito sopra le sopracciglia. Il casco non deve muoversi scuotendo la testa, e il cinturino deve lasciare lo spazio di un dito sotto il mento.
  • Ventilazione: per il pendolare vuol dire arrivare in ufficio senza la fronte fradicia.
  • Visibilità: colori chiari, inserti riflettenti, luce posteriore integrata o un attacco per montarla.
  • Chiusura: la più diffusa è la fibbia a scatto, la fibbia magnetica, più rara e spesso sui modelli più costosi, è comoda da usare con una mano sola, anche con i guanti.
  • Peso: tra 250 e 450 g la differenza si sente dopo 30 minuti, soprattutto sul collo.
  • Compatibilità: con occhiali, sottocasco invernale e, per chi ne ha bisogno, capelli raccolti. Alcuni caschi hanno una regolazione posteriore pensata per la coda di cavallo.

Quando sostituirlo

  • Dopo qualsiasi urto significativo, anche senza crepe visibili: il polistirene espanso (EPS) si comprime una volta sola.
  • Dopo 3–5 anni di uso quotidiano: sole, sudore e sbalzi termici degradano materiali e cinghie. Controlla le indicazioni del produttore.

Pro e contro del casco urbano (rispetto a quello sportivo)

✓ Pro

protegge di più nuca e tempie, i modelli più pregiati hanno luce e visiera integrate, si abbina all’abbigliamento di tutti i giorni.

✗ Contro

è più pesante, meno ventilato d’estate e occupa più spazio quando lo porti a mano.

Fasce di prezzo indicative

  • Entry (30–60 €): EN 1078 base, spesso senza protezione rotazionale.
  • Media (60–130 €): protezione rotazionale, luce integrata, fibbia magnetica. È il miglior rapporto qualità/prezzo per l’uso quotidiano.
  • Top (130–250 € e oltre): caschi NTA 8776 per speed pedelec, materiali e finiture premium.
Il consiglio di BIVIO

Nel mio tragitto quotidiano (auto fino a Roma, poi l’ultimo miglio in e-bike fino all’ufficio) uso un HJC Calido, taglia L 58–63 cm. (Per trasparenza: non l’ho comprato io. Me l’ha mandato l’agenzia di comunicazione che segue anche il marchio di e-bike Tenways, durante il test di una loro bici). Dopo mesi di uso quotidiano, però, è diventato il mio casco di tutti i giorni, per tre motivi:

  • È leggero: dopo mezz’ora il collo non se ne accorge.
  • Le imbottiture sono giuste: non esagerate, ma comode proprio nei punti di contatto con la testa.
  • La regolazione posteriore è automatica: non c’è la classica rotellina, ma un sistema elastico sulla nuca che si adatta da solo alla circonferenza della testa. Lo indossi, allacci e parti, senza regolazioni ogni volta.

Anche la ventilazione fa la sua parte: arrivo in ufficio senza la fronte fradicia, e per chi pedala in giacca, non con abbigliamento tecnico, è un dettaglio che conta.

Gli errori che vedo più spesso:

  • Casco allacciato male: cinturino lento, o casco spinto indietro a scoprire la fronte. Così protegge molto meno di quanto pensi.
  • Casco appeso al braccio o al manubrio: se te lo sei portato appresso, tanto vale indossarlo.
  • Casco lasciato a casa “perché tanto è un tragitto breve” o “perché fa caldo”. Ma gli incidenti urbani capitano proprio nei tragitti brevi e ripetuti ogni giorno.

Le luci

A cosa servono

Le luci da bici hanno due obiettivi diversi, e conviene tenerli distinti. Il primo è farsi vedere: da chi esce da un incrocio, da chi apre la portiera, da chi ti segue in auto con il sole basso negli occhi. Il secondo è vedere: buche, tombini, sanpietrini sconnessi, il bordo di una ciclabile non illuminata. In città conta soprattutto il primo, ma basta un tratto di strada buia o un sottopasso per capire quanto serva anche il secondo.

Cosa dice la legge

  • Dotazioni obbligatorie (art. 68 del Codice della Strada): luce anteriore bianca o gialla, luce posteriore rossa, catadiottro posteriore rosso, catadiottri gialli sui pedali e catadiottri laterali. Dal 2010 devono essere sempre montati, non solo quando si pedala al buio.
  • Quando accenderle: da mezz’ora dopo il tramonto a mezz’ora prima dell’alba, in galleria e di giorno quando la visibilità è scarsa (pioggia, nebbia).
  • Giubbotto o bretelle retroriflettenti: obbligatori fuori dai centri abitati negli stessi orari e in galleria.
  • Sanzioni: da 24 a 97 € per dispositivi mancanti o non conformi.
  • Una nota onesta: le luci aggiuntive che si comprano nei negozi di bici non sempre sono omologate secondo il regolamento italiano. In pratica sono tollerate e molto più efficaci di tante luci “a norma” di serie, ma è bene saperlo.
Bicicletta con le dotazioni obbligatorie numerate: luci, catadiottri e campanello
  • 1Luce anteriore: bianca o gialla
  • 2Luce posteriore: rossa
  • 3Catadiottro posteriore: rosso
  • 4Catadiottri sui pedali: gialli
  • 5Catadiottri laterali: sui raggi o sui fianchi delle ruote
  • 6Campanello: dispositivo acustico obbligatorio

Le dotazioni obbligatorie per circolare su strada (art. 68 del Codice della Strada).

Tipologie

  • Integrate nell’e-bike: alimentate dalla batteria principale, sempre montate e senza ricariche da ricordare. Sulle bici di fascia medio-bassa sono però spesso il minimo sindacale: vanno bene per farsi vedere, poco per vedere.
  • Ricaricabili USB: si montano e smontano in un attimo, con più modalità di luminosità e di lampeggio. Sono la scelta più diffusa per chi vuole di più delle luci di serie.
  • A dinamo al mozzo: sulle city bike muscolari sono la soluzione “installa e dimentica”, senza batterie né ricariche. Hanno però luminosità limitata e costo iniziale più alto.
  • Luci extra “creative”: luci sui pedali, sulle ruote, sul casco o sullo zaino. Non sostituiscono le luci principali, ma aggiungono visibilità laterale e movimento, che l’occhio di chi guida nota prima.

Cosa guardare quando le compri

  • Luminosità (lumen), da leggere con cautela: per farsi vedere in città bastano 100–200 lumen davanti e 20–50 dietro. Per vedere su strade buie servono 400 lumen e oltre. Il numero da solo dice poco, conta molto com’è distribuito il fascio luminoso.
  • Fascio con taglio anti-abbagliamento: vedi il riquadro “Non abbagliare chi arriva” qui sotto.
  • Visibilità laterale: agli incroci ti vedono di lato. Le finestrelle laterali nel corpo luce fanno la differenza.
  • Modalità: almeno un fisso e un lampeggiante. Il lampeggiante di giorno attira l’attenzione e fa durare di più la batteria.
  • Autonomia reale e ricarica: verifica l’autonomia nella modalità che userai davvero, non in quella minima. Meglio la ricarica USB-C, e un indicatore di carica residua è prezioso.
  • Attacco: deve essere solido sul pavé e rapido da staccare, perché una luce lasciata sulla bici parcheggiata tende a sparire.
  • Impermeabilità: almeno IPX4 per la pioggia, meglio IPX6 o superiore per chi pedala tutto l’anno.
Non abbagliare chi arriva

In Italia il Codice della Strada non prescrive la forma del fascio, ma in Germania la norma StVZO impone alle luci anteriori un taglio netto in alto, come gli anabbaglianti delle auto: la luce illumina la strada e non arriva agli occhi di chi viene di fronte, che sia un automobilista, un pedone o un altro ciclista su una ciclabile bidirezionale. Non è un obbligo da noi, ma è una scelta di buon senso: più che i lumen conta dove va la luce, e chi viene abbagliato fatica anche a capire dove sei tu.

  • Se compri una luce nuova: le luci omologate StVZO si riconoscono dal marchio con una linea ondulata, la lettera K e un numero. In Germania devono avere luce fissa; dal 2020 possono avere anche una modalità “abbagliante” da usare quando non arriva nessuno.
  • Se hai già una luce a cono: inclinala leggermente verso il basso e in città usa un livello intermedio. Il massimo tienilo per le strade davvero buie e senza traffico.
Confronto tra un fascio luminoso a cono che abbaglia e un fascio con taglio anti-abbagliamento
  • ASenza taglio: il fascio a cono arriva dritto agli occhi di chi viene di fronte
  • BCon taglio (StVZO): la luce resta sotto la linea degli occhi e finisce sulla strada

Pro e contro delle luci aggiuntive ricaricabili (rispetto a quelle integrate)

✓ Pro

molto più potenti, con più modalità (luce fissa o lampeggiante), facili da aggiornare e da spostare da una bici all’altra.

✗ Contro

vanno ricaricate e ricordate, possono essere rubate se lasciate montate e non sempre sono omologate.

Fasce di prezzo indicative (coppia anteriore + posteriore)

  • Entry (20–40 €): sufficienti per farsi vedere in città, con autonomia e fasci modesti.
  • Media (60–130 €): marchi specializzati, fascio curato, buona autonomia, visibilità laterale. Per il pendolare quotidiano è la fascia giusta.
  • Top (150 € e oltre): anteriori da 1.000 lumen e più, fanali StVZO di alta gamma, sistemi integrati o luci con funzioni smart (sensori di frenata, luminosità automatica).
Il consiglio di BIVIO

Per un periodo ho usato solo le luci integrate della bici. Dopo un po’ mi sono reso conto che, su molte e-bike nella fascia di prezzo medio-bassa (tra i 1.000 e i 1.500 euro), sono poco potenti e poco luminose: il minimo per farsi vedere, niente di più. Così ho aggiunto due luci di fascia medio-alta:

  • Anteriore Lezyne Macro Drive 1300XL (circa 90 € di listino): fino a 1.300 lumen, più livelli di intensità e due modalità lampeggianti. Serve sia a farsi vedere sia a vedere, con un fascio che illumina parecchi metri davanti alla ruota.
  • Posteriore Knog Blinder Grid (circa 40 € di listino): stessa filosofia, con più intensità e modalità lampeggianti.

Le tengo sempre accese, anche di giorno: di giorno in modalità lampeggiante, che si nota ancora di più. In città il problema non è vedere, ma essere visti in mezzo al rumore visivo di auto, insegne e semafori.

La Lezyne è già piuttosto luminosa, quindi per buon senso la uso a un’intensità intermedia e la punto leggermente verso il basso, per non abbagliare chi arriva di fronte. Solo nelle rare occasioni in cui mi serve davvero vedere bene la strada la metto al massimo e la punto un po’ più in alto. Ma non nel traffico e non in città, dove è difficile che ci sia un buio tale da richiedere un fascio così intenso.

In passato ho usato anche un prodotto curioso: i pedali Redshift Arclight, con doppio LED davanti e dietro, fissi o lampeggianti. Grazie a un sensore di posizione, il LED rivolto in avanti diventa automaticamente bianco e quello rivolto indietro rosso. Sono piuttosto costosi, ma interessanti: non sono solo luci in più, sono luci in movimento continuo durante la pedalata, e il movimento si nota molto di più di un punto fisso.

L’errore più comune che vedo? Il più banale: bici senza luci, o con i soli catadiottri. È anche il più facile da correggere, con una spesa tutto sommato contenuta rispetto alla sicurezza che ne deriva.

Alta visibilità, campanello, specchietto e dotazioni extra

Alta visibilità

  • A cosa serve: le luci ti rendono visibile come un punto. I materiali retroriflettenti disegnano la tua sagoma quando i fari di un’auto ti colpiscono, e chi guida capisce subito che si tratta di una persona in bici.
  • Cosa dice la legge: i catadiottri (rosso posteriore, gialli sui pedali, laterali) sono obbligatori su ogni bici. Fuori dai centri abitati, da mezz’ora dopo il tramonto e in galleria, è obbligatorio anche il giubbotto o le bretelle retroriflettenti.
  • Tipologie: gilet e bretelle retroriflettenti; fasce da caviglia o da braccio (il movimento delle gambe si nota molto); giacche, zaini e borse con inserti riflettenti; adesivi riflettenti per telaio, cerchi e casco.
  • Cosa guardare: la certificazione EN 17353 per i capi ad alta visibilità “da tempo libero” o EN ISO 20471 per quelli professionali. Contano anche gli inserti posizionati dove c’è movimento (caviglie, polsi) e la compatibilità con lo zaino, che non deve coprire il riflettente sulla schiena.
  • Fasce di prezzo: fasce e bretelle 5–15 €, gilet 10–30 €, capi tecnici con inserti integrati da 60 € in su.

Campanello

  • Cosa dice la legge: è obbligatorio (art. 68 del Codice della Strada). Deve essere un campanello, cioè un dispositivo acustico, e le trombette a gas o i clacson troppo potenti non sono ammessi sulle bici normali.
  • Cosa aspettarsi, onestamente: serve con i pedoni e con gli altri ciclisti, in contesti poco rumorosi. Dentro l’abitacolo di un’auto, o sotto il casco di un motociclista, non lo sente praticamente nessuno. Nel traffico la vera protezione resta la visibilità, non il suono.
  • Cosa guardare: un suono squillante e prolungato, un ingombro ridotto sul manubrio affollato di un’e-bike e un comando raggiungibile senza togliere la mano dalla manopola.
  • Fasce di prezzo: 5–30 €.

Specchietto

  • A cosa serve: vedere chi arriva da dietro prima di spostarti a sinistra, per una svolta, per superare un’auto in doppia fila o per evitare una buca, senza girare la testa e perdere la traiettoria.
  • Tipologie: a estremità manubrio (il più stabile e comune), su manopola o attacco, su casco o occhiali (leggero, ma serve abitudine).
  • Cosa guardare: stabilità sulle vibrazioni del pavé, una superficie convessa ma non troppo deformante e un ingombro compatibile con i passaggi stretti e con la bici caricata in auto.
  • Nota: sulle Speed Pedelec lo specchietto è obbligatorio, come sui ciclomotori.
  • Fasce di prezzo: 10–40 €.

Dotazioni extra che valgono la spesa

  • Luce posteriore sul casco: un punto luminoso più in alto, visibile sopra i tetti delle auto in coda, che segue lo sguardo. Molti caschi urbani la integrano già.
  • Radar posteriore: è una luce posteriore con radar integrato che segnala, su un display o sullo smartphone, i veicoli in avvicinamento da dietro. Di solito accende anche un lampeggio più intenso quando un’auto si avvicina. È utile soprattutto sulle strade extraurbane e sui viali veloci; in centro, con traffico continuo, segnala quasi sempre qualcosa. Costa 150–300 €.
Il consiglio di BIVIO

Personalmente mi affido alle luci e ai catadiottri della bici, che del resto sono obbligatori. Aggiungere elementi riflettenti su abbigliamento e borse, però, è un’ottima idea, soprattutto nei mesi in cui si pedala al buio sia all’andata sia al ritorno.

Sul campanello sono onesto: è obbligatorio, quindi va montato, ma non va sopravvalutato. Lo sentono i pedoni in una strada tranquilla. Le auto e le moto, nel traffico, praticamente no.

Lo specchietto non lo uso, ma lo consiglio, soprattutto a chi è alle prime armi nel traffico e fatica a girarsi mantenendo la traiettoria.

Due dotazioni che invece considero davvero utili: una luce posteriore sul casco, perché sta più in alto e si vede sopra le auto, e un radar posteriore, soprattutto per chi fa tratti su viali veloci o strade extraurbane.

Abbigliamento

Introduzione: vestirsi per pedalare, non per una gara

Per andare al lavoro in bici non serve vestirsi da ciclista. Con un’e-bike, e su tragitti urbani di 15–30 minuti, nella maggior parte dei casi bastano i vestiti di tutti i giorni più pochi capi tecnici scelti bene. La chiave è il sistema a strati:

  • Strato base (a contatto con la pelle): gestisce sudore e calore. Serve davvero solo con il freddo intenso.
  • Strato intermedio: la maglietta, la camicia o il maglione che indosseresti comunque.
  • Strato esterno: la giacca, che protegge da vento, freddo o pioggia e si toglie all’arrivo.

Regola pratica: alla partenza devi avere un po’ freddo. Dopo cinque minuti di pedalata il corpo si scalda, e chi parte “giusto” arriva sudato.

Schema dei tre strati di abbigliamento sopra la pelle, con vento, calore e vapore
  • 1Strato base: intimo tecnico, a contatto con la pelle
  • 2Strato intermedio: maglietta, camicia o maglione
  • 3Strato esterno: la giacca
  • vento e pioggia restano fuori
  • il calore resta dentro
  • il sudore esce come vapore

In basso, la pelle.

Strato base (intimo tecnico)

  • A cosa serve: allontana l’umidità dalla pelle e trattiene il calore. D’inverno evita il classico effetto “sudato dentro, gelato fuori”.
  • Tipologie: sintetico (economico, asciuga in fretta, ma trattiene gli odori) o lana merino (termoregola, non puzza nemmeno dopo più giorni, ma costa di più ed è più delicata).
  • Cosa guardare: vestibilità aderente (un baselayer largo non lavora), assenza di cuciture nei punti di sfregamento e una grammatura adatta alla stagione.
  • Fasce di prezzo: sintetico 15–35 €, merino 50–100 €.

Giacca

  • Tipologie:
    • Antivento leggera/gilet: per mezza stagione e mattine fresche; si piega in tasca.
    • Softshell: antivento, traspirante e idrorepellente. È la tuttofare da autunno a primavera, ma regge solo la pioggia leggera, con la pioggia intensa ci si può bagnare.
    • Imbottita: per il freddo vero. Meglio se aderente e non troppo voluminosa, perché la giacca larga sbatte al vento e frena.
    • Impermeabile (hardshell): con membrana e cuciture nastrate. È l’unica che tiene la pioggia vera, ed è più calda di quanto sembri.
  • Cosa guardare: giacca più lunga dietro sulla schiena (soprattutto se si ha una bici con posizione di guida più sportiva, in quel caso ci si piega in avanti e una giacca normale scopre la zona lombare), maniche lunghe a sufficienza con le braccia tese, aperture di ventilazione (sotto le ascelle o sulla schiena), inserti riflettenti, colori visibili e tasche raggiungibili.
  • Fasce di prezzo: antivento 30–80 €, softshell 60–150 €, impermeabile urbana 40–250 €.

Kit pioggia

  • A cosa serve: permettere di pedalare anche quando piove, senza arrivare inzuppati. Per un pendolare fa la differenza tra “vado in bici quando posso” e “vado in bici sempre”.
  • Componenti: giacca impermeabile, sovrapantaloni (da infilare sopra i jeans) e copriscarpe o ghette. In alternativa ai sovrapantaloni ci sono le mantelle (poncho) da bici, abbastanza comode, a volte sensibili al vento laterale.
  • Cosa guardare:
    • Colonna d’acqua: almeno 5.000 mm per la pioggia urbana, oltre 10.000 mm per quella intensa.
    • Cuciture nastrate.
    • Sovrapantaloni: cerniere laterali per infilarli senza togliere le scarpe, zona sulle caviglie elastica/aderente per stare lontano dalla catena.
    • Certificazione EN 17353: alcune giacche urbane impermeabili sono certificate DPI ad alta visibilità, e così uniscono due funzioni in un capo.
    • Ingombro da piegate: il kit deve poter stare sempre in borsa o in auto.
  • Fasce di prezzo: un kit completo d’entrata (giacca, sovrapantaloni e copriscarpe) costa 50–80 €; quelli di fascia alta 200 € e oltre.

Guanti

  • A cosa servono: comfort sul manubrio, presa sicura con le mani sudate o bagnate e, soprattutto, protezione dei palmi in caso di caduta: d’istinto si mettono sempre avanti le mani. D’inverno servono contro il freddo, che sulle mani si sente prima che altrove, complice la velocità.
  • Tipologie: mezze dita estivi, lunghi leggeri da mezza stagione, invernali antivento o imbottiti. Per il freddo intenso esistono anche i manicotti da manubrio, molto diffusi nel Nord Europa.
  • Cosa guardare: palmo con imbottiture leggere (non troppo spesse, o si perde sensibilità sui comandi del display e sulle leve), polpastrelli compatibili con il touchscreen, per quelli invernali può essere comodo un polsino che si chiuda sopra la manica della giacca o che si inserisca bene sotto la manica, e infine inserti riflettenti sul dorso, utili per segnalare le svolte con il braccio.
  • Fasce di prezzo: estivi 10–30 €, mezza stagione 20–40 €, invernali 30–70 €.

Occhiali

  • A cosa servono: in città prima ancora che dal sole servono a proteggere gli occhi da moscerini, polvere, pollini, gocce di pioggia e dal vento che fa lacrimare.
  • Tipologie: lenti scure per il sole, lenti trasparenti utilizzabili anche al buio, lenti fotocromatiche che si adattano alla luce (comode ma più costose), modelli adatti a chi porta occhiali da vista (lenti graduate o clip interne).
  • Cosa guardare: forma avvolgente, lenti in policarbonato resistenti agli urti, trattamento antiappannamento (fondamentale d’inverno, e con lo scaldacollo alzato) e compatibilità con il casco.
  • Fasce di prezzo: lenti trasparenti 10–30 €, sportivi di marca 60–150 €, fotocromatici 80–200 €.

Testa, collo e piedi con il freddo

  • Sottocasco o cuffia sottile: protegge le orecchie, la parte che soffre prima il freddo. Deve essere sottile, per non alterare la calzata del casco.
  • Scaldacollo tubolare (buff): versatile, si alza su naso e bocca quando l’aria è pungente; costa 10–25 €.
  • Piedi: calze di lana o tecniche più spesse. Con la pioggia o il freddo intenso, i copriscarpe fanno anche da barriera al vento.
Il consiglio di BIVIO

Sono fortunato: in ufficio non ho un dress code, quindi pedalo con i vestiti con cui lavoro. Maglietta d’estate, camicia/maglione/felpa d’inverno. Dove lavoro l’unica regola è il buon senso: niente di trasandato e niente pantaloncini. Per me la vera domanda non è “cosa mi metto per pedalare”, ma “cosa aggiungo sopra”.

  • D’estate: niente giacca. Sono molto sensibile al caldo, e un minimo di sudore mi capita sempre: grazie all’e-bike è solo un leggero inumidimento della pelle, soprattutto sul viso. Mai però gocce che colano o vestiti bagnati.
  • Mezza stagione: uso una felpa o una giacca tecnica da mountain bike, la Fox Ranger Fire.
  • Freddo: ho una giacca imbottita Tribord (Decathlon), abbastanza aderente. Con il freddo intenso aggiungo un baselayer termico sotto la camicia, un sottocasco e uno scaldacollo.
  • Pioggia: pedalo comunque. Ho un kit Decathlon/BTWIN che costa poco e fa il suo lavoro: la giacca impermeabile Bici Città 120, gialla e certificata DPI ad alta visibilità, e i sovrapantaloni impermeabili 100 con copriscarpe integrati. Visto il prezzo, non c’è motivo di farsi fermare dalla pioggia.
  • Guanti: li porto sempre, in ogni stagione, più leggeri o più caldi a seconda del periodo, sempre a dita lunghe. D’estate è una mia abitudine più che una necessità, ma in caso di caduta i palmi ringraziano.
  • Occhiali: li indosso sempre, con lenti completamente trasparenti, così vanno bene anche al buio. Non li uso per il sole, ma per proteggere gli occhi da tutto quello che può finirci dentro.

Trasporto

A cosa serve

Chi pedala per andare al lavoro porta sempre qualcosa con sé: telefono, chiavi e portafoglio, spesso un PC, il pranzo, una giacca da togliere quando la mattina fresca diventa un pomeriggio caldo. La regola d’oro è semplice: il peso va portato dalla bici, non dalla schiena. Più il carico è basso e vicino al telaio, più la bici resta stabile e meno si suda.

Tipologie

Sette tipi di borse: zaino, messenger, marsupio, sottosella, laterali, da telaio e da manubrio
  1. 1
    Zaino: pratico perché scende dalla bici con te. Però scalda e fa sudare la schiena, alza il baricentro e, se pesante, affatica spalle e collo. Va bene se leggero e per tragitti brevi; per il resto è meglio evitarlo.
  2. 2
    Messenger bag (borsa a tracolla): per documenti, un tablet o un PC leggero. Più comoda dello zaino da indossare e togliere, ma a volte è più instabile o con il peso tutto da un lato.
  3. 3
    Marsupio: per l’essenziale (telefono, chiavi, portafoglio). Leggero, non scalda la schiena e resta sempre addosso.
  4. 4
    Borsa sottosella (da bikepacking): si aggancia a sella e reggisella e si estende dietro la sella. Offre capienza simile a una borsa da portapacchi, senza bisogno di montare il portapacchi, ed è spesso impermeabile. Ideale per una giacca, una felpa o il kit pioggia. Serve però spazio sufficiente tra sella e ruota posteriore.
  5. 5
    Portapacchi con borse laterali: la soluzione più capiente e stabile, perché il carico sta in basso. È la scelta giusta per PC, spesa e cambio. Le borse con aggancio rapido si staccano in un secondo e diventano borse da portare in ufficio.
  6. 6
    Borsa da telaio: si fissa con strisce a strappo dentro il triangolo principale del telaio. È il punto più centrale della bici, quindi non si sente nella guida, e tiene a portata di mano piccoli oggetti: telefono, chiavi, kit riparazione, una mantellina. Ha però tre limiti: funziona solo sui telai di forma classica, così detta a diamante (non sui telai bassi o step-through), sulle e-bike con batteria esterna sul tubo obliquo spesso non c’è spazio, e può togliere il posto al portaborraccia. Una variante più compatta è la borsetta da tubo orizzontale, che si fissa sopra il tubo vicino all’attacco manubrio.
  7. 7
    Borsa da manubrio o cestino anteriore: comodi per tenere a portata di mano piccoli oggetti. Con carichi pesanti però alterano lo sterzo, e con un display e-bike sul manubrio lo spazio è poco.

Cosa guardare

  • Impermeabilità: tessuti spalmati o laminati, chiusura a rotolo (roll-top), cuciture saldate. Un PC bagnato è un problema serio.
  • Sistema di aggancio: rapido, stabile sul pavé e senza vibrazioni o rumori. Deve essere compatibile con il portapacchi o con il reggisella della tua bici.
  • Capienza reale: pensa a cosa porti tutti i giorni, non a quello che porti una volta al mese.
  • Peso massimo consentito: controlla sia la portata della borsa sia quella del portapacchi (spesso tra 15 e 25 kg).
  • Riflettenti: le borse sono superfici grandi, e con inserti riflettenti diventano un ottimo dispositivo di visibilità.
  • Uso fuori dalla bici: maniglia, tracolla, aspetto non troppo “tecnico” se le porti in ufficio.

Fasce di prezzo indicative

  • Marsupio o messenger: 15–60 €
  • Borsa sottosella: 25–80 €
  • Portapacchi: 25–60 € (molte e-bike urbane lo hanno di serie)
  • Borsa laterale singola impermeabile: 40–120 €
  • Borsa da telaio o da tubo orizzontale: 15–60 €
  • Borsa da manubrio: 20–70 €
Il consiglio di BIVIO

Da tempo uso solo un marsupio per l’essenziale. Raramente, quando devo portare documenti o qualcosa di più ingombrante, uso una messenger bag. Lo zaino lo evito: schiena sudata e baricentro alto non sono un buon affare per chi pedala ogni giorno.

Ho appena preso una borsa sottosella di quelle usate nel bikepacking, che si aggancia a sella e reggisella. Mi serve per la stagione in cui la mattina fa fresco e il pomeriggio fa caldo: ci metto la felpa o la giacca senza dovermi portare addosso una borsa a tracolla. Ero indeciso tra questa e un portapacchi. Ho scelto la borsa perché lo spazio è simile a quello di una borsa da portapacchi posteriore, ma in più è impermeabile se piove e non devo montare nulla di fisso sulla bici.

Protezione della bici

A cosa serve

Una premessa onesta: nessun antifurto è inattaccabile. Con gli attrezzi giusti e abbastanza tempo, un ladro determinato apre qualsiasi lucchetto. Lo scopo dell’antifurto è rendere il furto lento, rumoroso e faticoso, così che il ladro scelga un’altra bici. Con le e-bike, che valgono molto e si rivendono facilmente, la posta in gioco è più alta.

Tipologie

Sei tipi di antifurto: arco, pieghevole, catena, cavo, a telaio e localizzatore GPS
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    Ad arco (U-lock): il miglior rapporto tra sicurezza e peso. Rigido e difficile da tranciare, ma con poca libertà nella scelta del punto di aggancio.
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    Pieghevole a segmenti: più flessibile dell’arco nel trovare un appiglio, compatto da trasportare. Sui modelli di qualità la sicurezza è vicina a quella degli archi.
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    Catena: le catene pesanti (maglie da 10 mm in su, acciaio temprato) sono tra le più sicure e flessibili, ma pesano parecchio. Ideali da lasciare fisse nel punto in cui parcheggi ogni giorno.
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    Cavo a spirale: leggero ma si taglia in pochi secondi. Va bene solo come secondo antifurto, per legare la ruota anteriore o la sella.
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    A telaio (ad anello): montato in modo fisso sul carro posteriore, blocca la ruota. Comodissimo per le soste brevi, ma da solo non impedisce di caricare la bici e portarla via.
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    Localizzatore GPS: non impedisce il furto, ma aumenta molto le probabilità di ritrovare la bici. Esistono modelli nascosti nel telaio, nel manubrio o nel portaborraccia, con SIM integrata e notifiche di movimento. Alcune e-bike lo hanno già integrato.

Cosa guardare

  • Livello di sicurezza certificato: Sold Secure (Bronze, Silver, Gold, Diamond) e ART (da 1 a 5 stelle) sono enti indipendenti; molti marchi hanno anche una propria scala. Per un’e-bike lasciata in strada servono almeno Sold Secure Gold o ART 3.
  • Materiali e spessori: acciaio temprato, arco o maglie da 13–16 mm di spessore, cilindro di qualità resistente allo scasso.
  • Peso e trasporto: un antifurto troppo pesante finisce per restare a casa. Controlla che esista un supporto per il telaio o un modo comodo per portarlo.
  • Regola di spesa: destinare all’antifurto circa il 10% del valore della bici.

Come legare la bici

  • Sempre il telaio a un elemento fisso e solido (rastrelliera, palo ancorato), mai solo una ruota e mai a qualcosa da cui la bici si possa sfilare.
  • Doppio antifurto: con il primo leghi insieme telaio e ruota posteriore al palo, con il secondo leghi la ruota anteriore al telaio. Due tipi diversi richiedono due attrezzi diversi, e quindi più tempo.
  • Antifurto alto e lontano da terra: così è più difficile fare leva o usare il terreno come appoggio per tagliare.
  • Togli tutto quello che si stacca: batteria (se estraibile), luci, display, borse.
  • Luoghi visibili e frequentati: non parcheggiare in luoghi troppo isolati e, se possibile, non sempre nello stesso punto e alla stessa ora.
Come legare la bici: legata solo per la ruota anteriore (sbagliato) e con due antifurti (corretto)
  • ACosì no: legata al palo solo per la ruota anteriore: basta sganciarla per portare via il resto della bici
  • BCosì sì: 1 · l’arco unisce telaio, ruota posteriore e palo; 2 · il secondo antifurto lega la ruota anteriore al telaio

Prima del furto: le precauzioni che nessuno prende

  • Annota il numero di telaio e fotografa la bici da più angolazioni: senza questi dati, una denuncia serve a poco.
  • Registra la bici nei registri online delle bici rubate e valuta la marcatura del telaio.
  • Valuta un’assicurazione furto: alcune polizze casa la includono, ed esistono polizze specifiche per e-bike.

Fasce di prezzo indicative

  • Cavo: 10–25 € (solo come secondo antifurto)
  • Arco o pieghevole di qualità: 50–200 €
  • Catena pesante: 80–200 €
  • Localizzatore GPS: 50–150 €, con o senza abbonamento
Il consiglio di BIVIO

Io sono fortunato: la bici la porto in ufficio, quindi l’antifurto non mi serve. Ma se dovessi lasciarla in strada userei senza dubbio un doppio antifurto. Sia perché è un deterrente maggiore, sia per legare con uno telaio e ruota posteriore a un palo, e con l’altro la ruota anteriore al telaio.

Bisogna essere realisti: tutti gli antifurti si possono aprire. Ma più sono difficili e lunghi da forzare, più è probabile che il ladro passi a un’altra bici. Se la bici vale poco si può spendere un po’ meno, ma per la maggior parte delle e-bike la spesa per l’antifurto va messa in conto nella fascia medio-alta.

Da non sottovalutare gli antifurti GPS, come quelli di Trackting. La mia ENGWE N1 Air, come altri modelli ENGWE, ha già un modulo IoT con GPS integrato e allarme sonoro. Attenzione però: il GPS da solo non basta. Ti aiuta (probabilmente) a ritrovare la bici, non a impedire che la rubino, quindi serve comunque un antifurto meccanico.

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